E’ disponibile “I grandi iconoclasti. Scritti postumi di Bruno Filippi”

Segnaliamo questa recente pubblicazione:

 

E’ disponibile “I grandi iconoclasti. Scritti postumi di Bruno Filippi”
«Io non credo al diritto. La vita che è tutta una manifestazione di forze incoerenti, inconosciute e inconoscibili, nega l’artificiosità umana del diritto. Il diritto nacque quando ci fu tolto. Infatti in origine l’umanità non aveva nessun diritto. Viveva, ecco tutto. Oggi invece di diritti ve ne sono a migliaia; si può dire senza errare che tutto quello che ci manca si chiami diritto. Io so che vivo e che voglio vivere» – B. Filippi.
In occasione del centenario della prima uscita, è stato ristampato in edizione anastatica sull’originale del 1920, da Malacoda e dalla Biblioteca Lunanera di Cosenza, I grandi iconoclasti. Scritti postumi di Bruno Filippi, edito a cura della rivista “Iconoclasta” (Pistoia, tipografia Fratelli Ciattini, 1920).
Ricordare in poche righe la vita e il pensiero di Filippi sarebbe un’operazione pleonastica e innecessaria. Già altri hanno scritto su di lui.
Il nostro auspicio è molto semplice e, sicuramente, banale: che questi scritti possano smuovere le braccia e i cuori di chi non si rassegna ad una vita miserevole.
Per richiesta copie, scrivere a: distromalacoda at distruzione.org / lunanera at mortemale.org
Sito internet della distribuzione anarchica “Malacoda”: malacoda.noblogs.org
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Nuove pubblicazioni delle Edizioni Monte Bove: “Senza scrupoli, senza pietà contro padroni e governanti” e “A konka arta!”

Nuove pubblicazioni delle Edizioni Monte Bove: “Senza scrupoli, senza pietà contro padroni e governanti” e “A konka arta!”
Per richieste di copie e contatti fare riferimento alla e-mail: edizionimontebove at riseup.net
Per consulatare il catalogo delle edizioni e le iniziative: edizionimontebove.noblogs.org.

♦ “Senza scrupoli, senza pietà contro padroni e governanti”, di Franco Di Gioia ♦
Incontrare Franco Di Gioia è una esperienza ogni volta straordinaria. Non bisogna credere che sia come incontrare il vecchio maestro morente, il grande pensatore e grande protagonista della storia dell’anarchia. Ma è come ritrovare la propria nemesi, un pezzo della nostra carne. Un proletario, come noi, che in fabbrica si chiude in bagno a leggere gli opuscoli anarchici. Una persona semplice che, tornato dal Nord, porta nel proprio paese la rivolta, con tanto di autodifesa armata, in una terra difficile come la Calabria.
Ci ha fatto pensare il continuo riferimento che Franco fa all’opera “Fra Contadini” di Errico Malatesta. Viene da osservare quanto ormai nelle arguzie del nostro pensiero complesso non siamo più capaci di scrivere un opuscolo del genere che dica parole chiare sull’anarchia, sulla necessità della rivoluzione sociale, agli sfruttati. Sfruttati non da conquistare per portare voti o tessere al nostro “partito”, ma compagni da scoprire per rovesciare finalmente insieme questo nostro vecchio mondo sempre più povero e sempre più in pericolo di fronte alla fame insaziabile di ricchezze dei suoi padroni.
Allora abbiamo pensato, insieme a Franco, di dare a questa opera il carattere di un “dialogo malatestiano”, una intervista socratica ovviamente non sui grandi temi della filosofia, ma sulla lotta quotidiana per una società dove non domini più l’accumulazione e la prepotenza, ma il mutuo appoggio e la solidarietà.
Un mondo nuovo che potremo conquistare soltanto con l’azione radicale delle nostre mani.
Quella che avete tra le mani dunque non è una vera intervista, ma un dialogo, un dibattito, un confronto con un nostro compagno dal quale è possibile ricavare storie sconosciute ed esperienze di lotta. Un dialogo che è sempre aperto, come aperte sono sempre le porte della sua casa a Grisolia per chiunque lo volesse andare a trovare. Una lotta che non è mai finita, ma che per Franco continua ogni giorno, distribuendo ancora opuscoli e volantini in paese. L’orizzonte di Grisolia non rimanda ad un qualcosa di provinciale, ma è il segno della concretezza di questo compagno, del suo essere letteralmente radicato.
Il desiderio di mettere per iscritto una parte di questo confronto, nasce dal bisogno di socializzare un dialogo che possa essere da stimolo e da spinta all’azione per tutti coloro che anelano a sovvertire questo mondo.
Edizioni Monte Bove, collana caffè S-Corretto, 2020.
Una copia: euro 3 (per la distribuzione: euro 2 a copia).

♦ “A konka arta! Alcuni scritti di Davide Delogu: la lotta contro l’isolamento, alcune azioni di solidarietà” ♦
Questo opuscolo raccoglie alcuni scritti del compagno anarchico, prigioniero, deportato sardo, Davide Delogu. Si tratta di un diario delle battaglie da lui sostenute contro l’isolamento carcerario e alcune rivendicazioni di azioni dirette in sua solidarietà.
«Da parte mia continuerò a seguire la mia istintività selvaggia, battendomi anche e soprattutto nelle tenebre degli isolamenti, negando e rifiutando la brutalizzazione e il disciplinamento che l’autorità carceraria pretende impormi sulla mia mente e il mio corpo, poiché sono soltanto io a decidere come affrontare la galera, e lo faccio lottando dietro le sbarre, che è l’unica libertà rimasta a noi detenuti. Nessuna sbarra è solida come sembra» – Davide Delogu.
Co-edizione di Editziones Sa Cavuna, Biblioteca dello spazio anarchico “Lunanera” di Cosenza ed Edizioni Monte Bove, 2020.
Una copia: 3 euro. Il ricavato di questa pubblicazione andrà alla Cassa di sostegno per l’anarchico sardo prigioniero deportato Davide Delogu.
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Spoleto, 20.12.2019: Medio Oriente: l’eterno ritorno di caos e normalizzazione

Spoleto, 20.12.2019: Medio Oriente: l’eterno ritorno di caos e normalizzazione

Segnaliamo l’iniziativa che si terrà il 20 dicembre a Spoleto sulle rivolte nel mondo islamico e la difficile prospettiva internazionalista e autonoma da ogni blocco in campo. Interviene un compagno anarchico di origini iraniane.
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Spoleto, 22.11.2019: Tecnologie di morte e lotta contro le nocività + Concerto

Segnaliamo questa iniziativa:

Venerdì 22 novembre 2019
Tecnologie di morte e lotta contro le nocività
Ore 17.00 – Discussione.
Negli ultimi decenni il mondo che ci circonda è divenuto un enorme campo sperimentale, un laboratorio per innovazioni tecnologiche e scientifiche che proseguono senza alcun riguardo verso le conseguenze sociali ed ecologiche. Un fatto su cui sono concordi tutti coloro che credono nelle sorti del progresso, è che la crescita e l’innovazione tecnologica potranno condurre ad un radioso futuro iper-tecnologizzato («rispettoso per l’ambiente», ovviamente), ad un’epoca di «benessere» mai vista prima d’ora. Tralasciando per un attimo la retorica propria di simili affermazioni, una domanda sorge spontanea: dato che questa promessa è una sfacciata menzogna, che le innovazioni tecnologiche sono – letteralmente – pezzi di un mondo che ci vuole fare a pezzi e che una simile epoca (se mai accadrà) sarà ad esclusivo beneficio di chi esercita e mantiene il potere, cosa potrà fare chi non vorrà arrendersi all’affermarsi di tale realtà e tenacemente vorrà opporvisi?
In questa discussione intendiamo affrontare l’attuale sviluppo tecnologico partendo dalle biotecnologie: ovvero le «applicazioni tecnologiche» che si servono degli esseri viventi e del «materiale biologico». Si tratta di tecnologie che hanno estesi campi di applicazione e sviluppo, dalla farmaceutica all’alimentazione (ad esempio gli OGM), dalla distruzione industriale della natura (talvolta presentata come «green» e «sostenibile») alla bioinformatica, e che hanno il proprio cardine nell’ingegneria genetica, ovvero nella manipolazione della componente genetica degli esseri viventi. La critica e la lotta contro queste tecnologie non può partire unicamente da un punto di vista strettamente «ecologista», ma deve saper cogliere le interazioni e gli stretti legami esistenti tra i progetti di controllo, riprogettazione genetica e distruzione della natura e i propositi di sempre dello Stato e del capitalismo: sfruttare, opprimere, dominare.
Ore 20.30 – Cena.
Concerto
Dalle ore 23.00 concerto con:
22.08 (elektro punk hardcore from Lucca)
Defezione (punk hardcore from Campobasso)
A seguire: Spoleto teknight con dj Beeffo
Circolaccio Anarchico
viale della repubblica 1/a – quartiere S. Nicolò – Spoleto
e-mail: circolaccioanarchico[at]inventati.org
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Spoleto, 08.11.2019: Serata benefit operazione Scripta Manent

Segnaliamo questa iniziativa:

Spoleto, 08.11.2019: Serata benefit operazione Scripta Manent
Un’ora di furibonda anarchia
Serata benefit operazione Scripta Manent
Ore 17.00 – Dibattito: Vecchie e nuove dinamiche repressive dopo la sentenza di Torino (e non solo).
Ore 20.00 – Come sugli alberi le foglie: Cena d’autunno.
Da mezzanotte – Serata tekno con dj Beeffo.
Circolaccio Anarchico, viale della repubblica 1/a, quartiere S. Nicolò, Spoleto.
e-mail: circolaccioanarchico[at]inventati.org
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Spoleto, 26.07.2019: Giornata contro la guerra in Libia, contro i governi di Francia e Italia, contro Total, ENI e gasdotto Snam

Venerdì 26 luglio 2019
Giornata contro la guerra in Libia, contro i governi di Francia e Italia, contro Total, ENI e gasdotto Snam
Ore 9.00 – Volantinaggio presso il mercato di via Cacciatori delle Alpi (Spoleto).
Ore 20.30 – Cena.
Ore 21.30 – Discussione sulle politiche energetiche, sul gasdotto Snam e sulla guerra per procura che Italia e Francia combattono in Libia per mantenere gli sporchi affari di ENI e Total.
Da mezzanotte – Serata tekno
PTK aka Perfect Monkey (Psynergy Tribe) • Lebratz • Beeffo • Double Egg
Tutti gli appuntamenti dalla cena in poi si terranno al Circolaccio Anarchico (viale della repubblica 1/A, quartiere S. Nicolò, Spoleto).
e-mail: circolaccioanarchico[at]inventati.org
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Tap, Snam, 5 Stelle… e la coazione a ripetere del riformismo

Grande indignazione in Salento – così pare da queste latitudini attraverso monitor e tv che mandano in onda immagini di bandiere del Movimento 5 stelle in fiamme e tessere elettorali stralciate – per il “tradimento” del Mo-vi-mento i cui vertici, una volta poggiato il deretano sugli scranni ministeriali, hanno cambiato idea sulla Tap.
Uno ci spera, da buon fesso: che fosse la volta buona, la gggente ha finalmente capito! votare non serve, delegare è un inganno, le elezioni una truffa! oggi le bandiere, domani le sedi e le ruspe! daje forte! Macché…
Bisogna purtroppo distinguere tra immagine e realtà. Perché bruciata una bandiera, se ne stampa un’altra. E la tessera elettorale può essere bruciata in TV e richiesta agli uffici comunali prima delle prossime elezioni.
E infatti i capoccioni, i capi, i capetti, i cappelletti e i capocolli del Fronte Unico Ambientalista Riformista non cambiano mai. Così è uscito di recente l’appello dei nemici riformisti abruzzesi del Gasdotto Snam, l’opera che di fatto sarà il proseguo del Tap, che devasterà 700 km di Appennino e che nel tratto più infame, il Sulmona-Foligno, attraverserà l’area forse più sismica d’Europa benedicendo col metano località come Sulmona, L’Aquila, Amatrice, Cascia, Norcia, Colfiorito. Cosa ci dice questo appello? Che i coglioni di mulo (è un salame tipico norcino, ogni riferimento offensivo a quel grande animale operaio che è il mulo è puramente casuale e a loro va la nostra solidarietà) del riformismo non cambiano mai, non imparano mai. Rimangono lì, appesi.
L’esperienza del Tap non ha insegnato loro proprio niente. Va bene, Di Maio ha tradito in Salento. Ma il buon Principiello ha detto: ce stanno le penali da paga’!
Quindi i riformisti sulmonesi – furbi come la Volpe del Collodi e preparati come l’Azzeccacarbugli del Manzoni – dicono: per il tratto Sulmona-Foligno non ci sono ancora contratti firmati! Ministro, Maestà, Santità…la imploriamo in ginocchio…il tratto Sulmona-Foligno non ha penali, almeno questo, non lo faccia!
I coglioni di mulo del riformismo ambientalista mica lo capiscono che è una questione di violenza, di rapporti di forza. Il gasdotto si ferma se il costo da pagare supera il profitto. Quel costo  lo dobbiamo far pagare noi. Le penali sono solo un effetto speciale, una sovrapposizione in Power Point. Eziandio, tanto per girare il coltello nella piaga e alimentare le contraddizioni nei confronti di chi “gli ha rubato il lavoro”,  ci si è messo pure il predecessore di Di Maio, il Ministro dei Padroni…ops del Lavoro, della Confindustria…ops del PD, insomma Calenda, il quale ha dichiarato: non c’è nessuna penale, Di Maio prende in giro gli elettori! Insomma i riformisti sulmonesi fanno appello, per distinguere il loro caso da quello salentino, ad una presunta assenza di penali che infatti sono assenti pure in Salento.
Questa gente non impara nemmeno di fronte all’esperienza. Nella migliore delle ipotesi si tratta di casi umani, afflitti da coazione a ripetere. Nella peggiore, si tratta di agenti di una camarilla che ha preso i vertici dei movimenti, che ti ritrovi coi distacchi sindacali, candidati con 5 stelle i belli e con Potere al Pollo i brutti, sempre lì pronti a ricondurre la lotta sul piano legalista.
Non è solo una questione di principi. E’ proprio una questione di risultati. Questi coglioni di mulo sono coloro che, disarmando la lotta, illudendo le popolazioni, sfinendo i nemici del gasdotto con vertici, elezioni, delusioni, appelli, disillusioni, sono i principali alleati dell’Eni e della Snam.
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Abbiamo scherzato!!! Il Tap e il Gasdotto Snam si faranno

Scarica il manifesto: 5s gasdotto
Avevamo promesso: «fermeremo il Tap in due settimane» (Di Battista)
Ci siete cascati!
D’altronde siamo il partito fondato da Krusty il Clown, un po’ di ironia…!!
Il Tap si farà e con esso si farà anche il Gasdotto Snam, l’opera più spiritosa di tutti i tempi: 700 km di tubi belli pieni di metano che gli esperti della Snam, anche loro dei grandi burloni, hanno pensato bene per farci scompisciare dalle risate di far passare da Sulmona, L’Aquila, Amatrice, Cascia, Norcia, Colfiorito.
Ci pensate al prossimo terremoto? Magari salta il gasdotto e boom!!!
Non potete immaginare quanto ce la ridiamo con Di Maio, la ministra Lezzi, il senatore Lucidi. Grillo ci ha proposto un nuovo piatto tipico: le casette alla norcina. Quelle costruite nei pressi del gasdotto, saltate in padella.
Non potevamo salvare il Salento, non potremo salvare l’Abruzzo e l’Umbria. Ci sono le penali da pagare. Ma noi siamo sempre gli stessi, quelli che combattono i veri poteri forti: non le multinazionali, non l’Eni, non la Snam. I veri poteri forti che combattiamo tutti i giorni sono quella massa di disgraziati che scappano dalla guerra che proprio l’Eni alimenta in Libia per spartirsi il petrolio. I soli, i veri poteri forti che combattiamo ogni giorno, sono gli africani, gli abbruzzesi e gli umbri.
Un ringraziamento lo dedichiamo a voi: voi imbecilli che ci avete votato, voi che avete fondato i meet up per difendere l’ambiente da un punto di vista legalista, voi dirigenti dei comitati che avete fatto campagna elettorale a nostro favore, voi venduti della sinistra che ci avete sostenuto per dare un colpo al sistema.
Ma noi sappiamo perdonare:
perdonamo a Salvini che se crede lu patrone dellu mare,
perdonamo la Lezzi che se crede la patrona della terra,
ma perdonamo sopratutto a voi… che nun sete patroni d’un cazzo
ANARCHICHE Ⓐ ANARCHICI
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Il gasdotto Snam contro l’Appennino. Le mappe: tracciati, tubature, ruspe, depositi

IL GASDOTTO SNAM CONTRO L’APPENNINO. LE MAPPE: TRACCIATI, TUBATURE, RUSPE, DEPOSITI
Dove passa il gasdotto? A volte non ci si rende conto, intuitivamente, di quanto sia nel cuore delle montagne. I tracciati sono lontani e difficili da raggiungere. Non è questione di “alpinismo rivoluzionario”, spesso passano nei fondivalle, tra i boschi, sotto i fiumi, quasi sempre lontani dalle strade. Bisogna perdere tempo a studiare queste mappe, bisogna calpestare il percorso e tentare di individuare il tracciato esatto. Un’opera difficile, dato che si parla di 700 km di tubature in luoghi ancora selvaggi e nella catena montuosa più sismica d’Europa. Per ora abbiamo disponibili le mappe del tratto Foligno-Sestino e Sulmona-Foligno. Di quest’ultimo, leggere le mappe da anche un brivido di rabbia: i padroni di Eni e Snam e lo Stato canaglia che li protegge, hanno disegnato l’opera con cinica crudeltà nei luoghi più sismici d’Europa: Sulmona, L’Aquila, Amatrice, Cascia, Norcia, Colfiorito, solo alcune delle località attraversate dal “tubo”.
Che lo studio di queste carte aiuti a difendere le nostre case dallo Stato e lo Capitale.
NOTA BENE: La linea rossa indica dove passerà il tracciato, la linea blu un eventuale tracciato esistente. La linea gialla rappresenta le piste “provvisorie” dove centinaia di ruspe calpesteranno le nostre montagne per realizzare l’opera; la linea verde rappresenta invece “l’adeguamento” di strade esistenti per permettere l’avvio dei lavori e che rimarranno in permanenza per la manutenzione; la linea viola la strada di accesso agli impianti. Vale la pena ricordare che il pallino marrone indica il “piazzale” (un eufemismo, dato che parliamo dei boschi dell’Appennino) dove saranno stoccate le tubazioni; il pallino blu i depositi temporanei.

tracciato sulmona-foligno
tracciato foligno-sestino
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Alla canna del gas

Riportiamo un opuscolo pubblicato nel 2017. E’ possibile scaricare il documento e successivamente stamparlo. Il testo che segue è una introduzione alle questioni affrontate nell’opuscolo stesso.
Alla canna del gas
Contro il gasdotto Snam. Un’analisi, a partire dalla Valnerina, sulla grande opera che attraverserà quasi 700 km di Appennino, sui capitalisti che la vogliono, lo Stato che li protegge e la salute dei movimenti che vi si oppongono.
***
Le grinfie di ENI e SNAM sul gasdotto che attraverserà l’Appennino
La vicenda del gasdotto che ENI e SNAM vogliono erigere lungo tutta la catena appenninica è pressoché sconosciuta anche fra coloro che lottano contro la civilizzazione e contro le mostruosità con cui il capitalismo ogni giorno avvelena le nostre vite.
Vorremmo cominciare a parlare di questo tema, non per fare la solita lagna cittadinista, ma per stimolare la giusta rabbia.
A rendere difficile la trattazione dell’argomento ci hanno pensato i “capoccioni” della Snam che contribuiscono a fare confusione. In effetti questo “coso” non ha nemmeno un nome. L’appellativo istituzionale dell’opera è Rete Adriatica. Un nome ufficiale che non dice nulla, dato che il gasdotto passerà per l’Appennino e non per il mare. Non che se fosse passato altrove sarebbe stato meglio, per quanto ci riguarda. Per rovesciare la mistificazione in piena neo lingua orweliana che gli stregoni del metano cercano di instillare, pensiamo sia giusto chiamare il “coso” gasdotto Snam, così che sia chiaro sin da subito chi sono i responsabili di un’opera tanto nefasta. Il potere non è qualcosa di fantasmagorico, ci sono i responsabili: hanno un nome e un indirizzo. Nel caso di specie si chiamano ENI, la multinazionale della morte che in tutto il mondo innalza la bandiera dell’italico imperialismo, e SNAM, la grande ditta nazionale che si occupa delle arterie energetiche con cui alimentare la mega macchina industriale nella Penisola.
Il progetto del gasdotto Snam è precedente al più noto Tap. In origine prevedeva di portare al nord il metano dal previsto rigassificatore di Brindisi. Ormai è invece del tutto integrato al gasdotto Tap e, nei progetti cancerogeni dello Stato italiano, dovrebbe essere la naturale prosecuzione dell’autostrada del gas che dall’Azerbaigian porterà il prezioso nutrimento energetico per l’industria europea, passando per il Salento e attraversando l’Appennino.
Non esageriamo se ci permettiamo di dire che si tratta di una delle opere più gravi partorite dalle menti perverse degli scienziati della morte. Un impianto lungo quasi 700 km, che in maniera originale anche rispetto a precedenti “grandi opere” questa volta attraverserà una catena montuosa “in verticale”, da sud a nord. Settecento km di scavi nel cuore delle nostre montagne. Un cratere di un diametro di 40 metri imposti per legge come servitù permanente, per ragioni di sicurezza. Insomma una autostrada di 40 metri che per 700 km taglierà boschi, scaverà rocce, attraverserà fiumi. Un impatto devastante sarà dato dalle centinaia di nuove strade che verranno edificate per raggiungere i luoghi ameni dove si svolgeranno i lavori. Strade che prevedono l’attraversamento di camion pesanti e mezzi di lavoro. E che in buona parte rimarranno per sempre, per agevolare la manutenzione e per raggiungere il gasdotto nel caso di incidenti che richiedano interventi straordinari.
Non amiamo insistere sui dati tecnici, che spesso diventano materiale di scambio nelle trattative fra lo Stato e i riformisti, ma per questa volta alcuni elementi dobbiamo sciorinarli necessariamente affinché ci si renda pienamente conto della pericolosità di un’opera da impedire con ogni mezzo. Per esempio, il territorio interessato è da sempre soggetto a terremoti. Nell’Appennino c’è un grosso terremoto – un terremoto “da 300 morti”, per usare categorie non scientifiche ma umanamente comprensibili – ogni tre anni, in media. Costruire un gasdotto in un territorio del genere è un grave pericolo per la natura e per gli umani che vivono in queste montagne. Il gasdotto infatti passerà in città come Sulmona, L’Aquila, Norcia, Foligno, ben note alla cronache.
Non c’è ovviamente alcun dibattito né alcun appello alla ragionevolezza da fare con coloro che hanno come unico parametro il profitto. Se citiamo questi elementi è solo per comprendere e incazzarci; per agire. L’unica lingua che capiscono i burocrati dello Stato, i manager delle multinazionali, i loro protettori armati, è la forza.
Un gasdotto di settecento chilometri è una mostruosità. Ma settecento chilometri di lavori sono anche un punto di debolezza. Con l’azione diretta possiamo farli impazzire.
Purtroppo però con le lotte risorgono anche i vecchi parassiti della politica. Come gli zombi negli horror di serie B degli anni ’80, certi professionisti dell’ecologismo riformista si rialzano ogni volta che credi di averli eliminati. E così si parla di “coordinamenti”, fronti democratici e popolari, assemblee cittadine. Luoghi dove, redivivi, ti ritrovi i professionisti del monologo, i presenzialisti, coloro che hanno il portafoglio abbastanza gonfio e l’agenda abbastanza vuota, da potersi permettere di partecipare a tutte le assemblee in tutto l’Appennino e anche giù fin nel Salento, dove parlamentare e far passare la propria linea.
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